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professione: cacciatore di teste (vuote)

Dopo circa 500 colloqui di selezione sono giunto alla conclusione che i neolaureati italiani siano splendidamente morti. Sono delle creature piene di nulla, tristemente inconsapevoli della propria incompetenza. E di solito le donne sono anche frigide. Hanno il terrore di muovere il culo per andare a lavorare in altre città, mi chiedono cosa c'è da mangiare se gli propongo di trasferirsi in una nazione diversa, vogliono sapere come prima cosa a che ora si può uscire dall'ufficio la sera. Naturalmente non sono tutti così. Alcuni sono peggio.
CULTURA
14 ottobre 2010
Centro d'Igiene Mentale

Godo del mio anonimato come una puttana dei soldi guadagnati a furia di pompini rapidi e infelici. Ma è solo estetica e finta moralità, io non voglio capire e tanto meno raccontare. Mi basta vivere, scopare quando capita e guardare culi passare. Che c'è di male in culo? E così cominciò tutto. dico davvero. Che c'è di male in culo? Mi chiese un tizio, una volta. Io non capivo e pensai che sorridere tranquillo potesse significare qualcosa del tipo... bho, dimmelo tu, vecchio mio. O roba del genere. Ma il tizio era nervoso e mi sputò pensando lo stessi prendendo per il culo. Fu più forte di me, non è che ci pensai troppo voglio dire, e gli diedi un calcio nei coglioni. Poi uscirono fuori gli infermieri e mi portarono alla porta.

“Brutto stronzo, che fai meni ai malati? Chi cazzo sei tu? Come sei entrato?”.

Gli spiegai che ero là per vedere un amico, era ricoverato al Centro di Igiene Mentale. Ma l'infermiere più grosso mi prese per il collo e voleva chiamare i Carabinieri. Faceva il duro, e grosso come era il culo me lo avrebbe spaccato senza troppa fatica, probabilmente.

“Quello sciroccato mi ha sputato”.

“Quello sciroccato è malato, stronzo. Ora chiamo gli sbirri e sono cazzi tuoi”.

“E io pubblico un bel articolo su questo reparto di merda, sulla merda che c'è in terra, sulla merda che fate mangiare ai malati e sulla mancanza totale di dottori. Sono tre giorni che non si vede un cazzo di dottore qua dentro. Queste cose le so e posso dimostrarle”.

Gli infermieri si guardarono, quello grosso mollò la presa. Ci tranquillizzammo tutti. Uscimmo in giardino a fumare. Poi mi portarono un bicchiere di cocacola. Mica l'ho bevuta, sicuramente c'avevano sputato dentro. Io l'avrei fatto. Così ho passato l'altra domenica. Poi il mio amico è uscito.




permalink | inviato da MassimoPensiero il 14/10/2010 alle 21:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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